Nativo di Lumezzane viene ordinato sacerdote nel 1695. I pochi
documenti biografici ritrovati da
Giuseppe Pagani, scarnissimi, non dicono quasi nulla del suo apprendistato, di
dove tenesse il
laboratorio e della sua vita. Collocano l’inizio della sua attività nel 1705,
quando pone un organo a
Verziano. Svolge il suo impegno sacerdotale a Lumezzane dove celebra a S.Filippo
dal 1713 al 1717 e
in seguito forse a Brescia. Muore nella parrocchia di S.Faustino, ma viene
sepolto in S.Giuseppe.
Bolognini costituisce un enigma organologico molto interessante e finora troppo
poco studiato nelle
vicende storiche e nelle sue caratteristiche tecniche. Il mistero è dato
principalmente dal contrasto
tra la ricchezza del “Catalogo degli organi fabbricati dal reverendo D. Cesare
Bolognino di Lumezane
fino all’anno 1744”, testimoniante una produzione enorme (circa 5 strumenti
all’anno) e le
sopravvivenze odierne, praticamente inesistenti. Nessuno dei suoi strumenti
sfortunatamente è
giunto integralmente fino a noi (escludendo, tranne due registri ad ancia,
quello del 1741 presente
nella chiesa di S.Carlo in Gardone V.T, vedi scheda a pag....). Nemmeno quel
monumentale “Organo di
Piedi 12. doppio, cioè con due tastature, di registri 44. fatto alla Pieve di
Lumezane”, sua città
natale, il capolavoro che inizia il catalogo e di cui rimane solamente la
sfolgorante cassa, con
prospetto a 7 campate e doppio ordine di canne. Di tutto il catalogo, circa una
decina erano a due
tastiere, i più grandi dei quali (la metà) sono di 12 piedi (secondo una
tradizione vecchia di oltre
due secoli) e una trentina di registri. Gli altri 77, a tastiera unica, erano
quasi tutti di 8 piedi
tranne una decina definiti “organetti” (con meno di 10 registri), alcuni dei
quali forse di 6, ma molto
più probabilmente di 4 piedi. Se ad essi si aggiungono quei “molti organetti
fatti a Persone
Particolari” si supera il centinaio di strumenti usciti dalla sua officina. Un
ritmo lavorativo
impressionante, decisamente superiore a quello degli stessi Antegnati. Per le
sue capacità divenne
“professore celeberrimo” come è attestato nel contratto per l’organo
fatto a Cazzago S.Martino,
inglobando un piccolo Antegnati di soli 6 registri. Le sue opere sono state
disseminate in tutto il
territorio bresciano (con esclusione forse della Valle Camonica) e nel
bergamasco (13 in totale, di
cui un paio di esemplari in Val Brembana e Val di Scalve), con qualche esemplare
nel cremonese,
cremasco e a Piacenza. Due strumenti sono concepiti su ordinazione di grandi
eccelesiastici
“l’Eminentissimo Signor Cardinale Querini nel Duomo Nuovo” e
“l’eminentissimo Cardinal Alberoni
in Piacenza, ed è nel monastero delle RR. Madri di Valverde”, mentre uno
raggiunge “l’Illustrissimo
Signor Giuseppe Gola Tesorier Generale di S.M.R. di Sardegna in Torino”.
L’attività del suo
laboratorio viene proseguita stancamente e poi conclusa con la costruzione di 8
strumenti e un
rifacimento eseguiti, in ben 12, anni dal nipote Giangiacomo e dal pronipote
Giuseppe, ricordati, fino
tutto il 1756, da un’aggiunta manoscritta al catalogo. Nel 1816, il
severissimo ed esigente Giuseppe
Serassi lo cita nella sua opera “Sugli Organi - Lettere” come uno dei
fabbricatori del passato degni
di memoria.