Le recenti ricerche di Luca Biemmi, indirizzate dalle
illuminanti intuizioni di Renato Lunelli, hanno
portato alla conoscenza esatta della dinastia e ai seguenti aggiornamenti sulle
famiglie Bonatti,
Benedetti e Doria, unite in un intreccio di collaborazioni che prosegue, durante
tutto il periodo
barocco, la tradizione rinascimentale bresciana illustrata sopra.
Giuseppe (1668-1752), Angelo II (1705-1770) e Girolamo III (1735-1803) Bonatti,
rispettivamente
padre, figlio e nipote, nascono, abitano e operano a Desenzano, con un raggio di
azione che comprende
il Trentino, il Veneto, la Lombardia e l'Emilia. Giuseppe, unico maschio di 5
figli, è nipote di
Girolamo I (1605c.-1679) e secondogenito di Angelo I (1635c.-1710), di
professione falegname. Il
nonno, attorno alla metà del ‘600, si trasferisce da Rivoltella a Desenzano,
a due passi dal convento
carmelitano che procurerà parecchi contatti di lavoro ai successori. L'ipotesi,
che vuole Giuseppe
allievo di Carlo Prati, organaro attivo in Trentino, è ormai la più
consolidata viste le concordanze
documentarie e stilistiche. G. B. Martini nel suo “Zibaldone” parla di un
certo “Gioseffo Bonatti di
Desenzano, suonatore di cornetto, che costruì anche gli organi di Mantova e di
S.Benedetto Pollidoro”,
illustrandoci così un particolare aspetto della sua attività esecutiva, che può
essere riferita ai suoi
anni giovanili. La collaborazione fra i due organari, che coincide con
l’inizio della sua attività, è
documentata in lavori con il Prati a Riva del Garda (1697), Cima di Porlezza
(Como) e Collegiata di
Tirano, venendo a contatto con l’organaria di quella zona. Il suo primo lavoro
da solo è la costruzione
dell’organo di Denno (1700), durante la quale il Prati morì. L’organo
costruito da Prati a Desenzano
per la chiesa del Crocifisso (1692) è il possibile pretesto per l’incontro
fra i due personaggi,
incontro che si rivelerà fecondo di conseguenze e di rapporti di fiducia e
stima reciproca. Non a caso
nel 1727 Francesco Prati, nipote dell’organaro trentino, è a Desenzano per
imparare l’arte organaria.
Nel 1701 Giuseppe è chiamato a compiere il lavoro più importante dall’inizio
della sua carriera: il
restauro dell'organo di S.Maria Maggiore a Trento, costruito da Caspar
Zimmermann e rielaborato da
Eugenio Casparini (due figure transalpine che tanto influenzarono l’organo
barocco italiano), che
venne semidistrutto da un fulmine. I lavori a quella che era considerata una
meraviglia dell’epoca
furono eseguiti quasi in contemporanea con altri ad Arco. Questo lavoro gli
procurerà una
grandissima fama. Il Capitolo testimonia che “per grazia speciale di Dio…ardì
mettere mano a
quest’opera di eterna memoria…con raro coraggio il ristauro del detto
organo, e si è applicato con
sommo zelo, lo ricompose con ammirabile abilità e lo condusse a termine con
meraviglia dei periti e
con piena soddisfazione del popolo”. Nel 1703 Giuseppe sposa Caterina
Bertella, da lei avrà 8 figli:
Luisa, Angelo II, Giulia, Paolo, Girolamo, Giuseppe, Giulia G. e Giovanna,
quest'ultima avuta a 50
anni. Dopo la riuscita eccellente all’organo di Trento ecco un susseguirsi di
lavori, interrotto solo
dalle nostre lacune documentarie: Convento di Arco (1702), Civezzano (1708),
Duomo di Desenzano
(1709), Fasano (1712), S.M. del Carmelo e S.Marco a Rovereto (entrambi 1713-14,
il primo
raddoppiando quasi i registri, il secondo in sostituzione del Meiarini 1628),
Santuario di Valverde a
Rezzato (del 1713 (3), uno dei più belli d’Italia, sopravvissuto in
buonissimo stato, restaurato nel
2001 da Giorgio Carli), S.Tomaso Cantuariense di Verona, del 1716, il suo
capolavoro, rimasto
pressoché intatto, (con un eccezionale registro ad ancia con tube di cartone
decorato con fregi in oro,
in restauro da Bartolomeo e Michel Formentelli), Visitazione a Salò (1715-17),
Civezzano (1720-21 e
1736), San Benedetto Po’ (1726, lavorando sullo strumento rielaborato da
Willem Hermans, Cologna
Veneta (1728-29), Ala (1730), Cattedrale di Mantova (1731), Collegiata di Arco
(1732), Tione (1736,
con l’aiuto di Angelo), Pergine (1737-39, lavori realizzati poi da Angelo),
Schio (1738), Bagnolo
Mella (1742). Alcuni di questi strumenti per le loro caratteristiche
costituiscono la sintesi di gusti
musicali e organologici del primo Settecento, conciliando tendenze tedesche,
fiamminghe, lombarde e
venete. Di grande interesse rimane il carteggio fra l’organaro e la superiora
del convento della
Visitazione di Salò, unico esempio di lettere autografe di Bonatti. Nella sua
vita non mancano note di
colore, come la disputa con l’organista rivale Nacchini per il collaudo
dell’organo di Cologna Veneta,
l’arresto del cognato per contrabbando di biada e le preoccupazioni e i
problemi dati dalle avventure
dello zio Giovanni Battista sedicente organaro e dal figlio Giuseppe Maria, nato
nel 1713. Nel 1736 è
Priore della Venerabile Scuola di S.Giovanni Decollato, confraternita alla quale
apparterrà anche il
figlio e per cui in quello stesso anno costruisce uno strumento. Questa carica e
la posizione
dell’altro figlio Paolo Giuseppe Rocco, nato nel 1709, arciprete di Rivoltella
lo aiuteranno a
risolverli. Quando cessò la sua attività resta un mistero e, per ora, non
possiamo quantificare con
esattezza l'apporto dato dal suo primo figlio Angelo II, nei vari strumenti
costruiti dal 1725 in poi.
Nel 1747, cinque anni prima di morire, Giuseppe nomina erede della bottega il
primogenito, anche in
riconoscenza per l’assiduo lavoro compiuto, spesso, all’ombra del padre. La
prima opera di Angelo II
è ad Ariano Ferrarese intorno al 1737. Nel 1739 compie i lavori per il padre a
Pergine, nel 1740
costruisce da solo lo strumento a 2 tastiere di Villafranca e nel 1744
costruisce l'organo di S.Maria
della Consolazione ad Este. L'anno seguente è a Torri del Benaco, nel 1753 è
di nuovo ad Arco, mentre
nel 1763 lavora a Tione; sempre attribuibili ad Angelo sono gli strumenti di
Malonno (sopravvissuto
quasi interamente e restaurato venti anni fa, oggetto di una delle schede),
Tignale, Fiesse
(semidistrutto, con un somiere di fattura assai rara e contenente canne
Antegnati). Fra i primi
collaboratori di Giuseppe Bonatti è da annoverare Elia Franchini da
Montichiari, come risulta da un
documento del 1708. Quella fornita dai Benedetti inizia nel 1715 con la presenza
in bottega di
Giacomo, di dieci anni più vecchio di Angelo. Finirà nel 1744 con una lite,
probabilmente in
coincidenza con il passaggio di consegne fra padre e figlio. Giacomo Benedetti
si metterà in proprio e
assieme al fratello diventerà un temibile competitore di Angelo. Costui,
sposatosi con Lelia
Mabellini nel 1732, avrà numerosi figli maschi, ma solo il primogenito Girolamo
ne seguirà le orme.
Nei pochi strumenti conosciuti finora come suoi, Girolamo risulta una figura
singolare, capace di
orientamenti personali rispetto al padre e al nonno (ad esempio nella soluzione
estetica di casse e
cantorie, di colore marrone scuro lumeggiato d’oro), pur con qualche enigma o
ingenuità progettuale.
Lavora a Fassa (Modena) nel 1771, a S.Martino di Degagna (1780, sopravvissuto,
con un tromboncino
in facciata, ora asportato), a Villafranca (1788-89), a Comero (1790,
sopravvissuto quasi
interamente), a Castiglione delle Stiviere, costruendo l'organo a due tastiere
del santuario dedicato a
S.Luigi Gonzaga (1794, quasi integro, recentemente restaurato). Ai Bonatti sono
attribuibili o
attribuiti anche gli strumenti di Vallio (ripassato leggermente da Tonoli),
S.Maria di Chiari,
Montagnana, Bovolone e di S.Teresa a Venezia. Girolamo, che non avrà alcun
figlio, svolge anche
attività di organista presso la parrocchiale della sua città fino al 1796. Si
spegnerà nel 1803 a
Desenzano e verrà sepolto nella tomba dei Confratelli del SS.Sacramento. Si
chiude così la grande
tradizione organaria barocca squisitamente gardesana. La figura di Giuseppe è
quella di maggior
spicco, organologicamente di rilevanza internazionale.