La famiglia Cadei, è un'altra realtà misconosciuta
dall’organologia italiana, da studiare
approfonditamente per aumentare le labili vicende biografiche oggi in nostro
possesso e conoscere la
diffusione del loro operato nel territorio sebino e nelle valli. Più importante
è identificare
esattamente le caratteristiche della loro concezione artistica, che assimila
alcuni aspetti di quella
veneta in terra lombarda, creando una scuola molto personale che potremmo
definire iseana,
affiancandola o opponendola a quella gardesana. La maestria nella costruzione
delle canne e dei
somieri è sorprendente, talmente alta da suscitare l’interesse di Giuseppe
Serassi II, che li cita
(come bergamaschi) nelle sue famosissime “Lettere” del 1816. Probabilmente
di origini clarensi, si
stabiliscono a Paratico in epoca imprecisata. Giuseppe Antonio (1720c.-post1812)
il capostipite, è
attivo principalmente nel bergamasco. Dal 1740 al 1807, a varie scadenze, per
riparazioni
all’Antegnati di Adrara S. Martino; nel 1785 interviene sull’organo
Bolognini della chiesa di S.Carlo
di Gardone Valle Trompia, nel 1790 costruisce l’organo della parrocchiale di
Covo in provincia di
Bergamo (trasportato poi nel 1825 a S.Quirico di Muscoline da Zaccaria Respini);
nel 1793 concorre,
su invito del Consiglio Comunale, con Giuseppe Serassi di Bergamo e Gaetano
Callido di Venezia (i
due più celebri organari del tempo), per la costruzione di un nuovo organo per
la parrocchiale di
Sarnico, ma senza esito. A lui può essere forse attribuito quello della chiesa
di S.Eufemia in Nigoline
(detta dei Morti, vedi scheda a pag…), ma i riscontri sono incerti, le
indagini sono ancora in corso e
potrebbero portare delle sorprese. Ebbe due figli, Luigi e Antonio, nati attorno
alla metà del secolo,
che proseguono l’attività paterna prima a Paratico e poi forse a Iseo. I loro
capolavori sono i
grandiosi organi realizzati per le parrocchiali di Rovato (1806-10) e d’Iseo
(1810-12, vedi scheda a
pag…). Entrambi a due tastiere, rispettivamente di 55 e 51 registri tra
spezzati e interi. Nel 1812
Luigi presenta il progetto di un organo di 12 piedi per la chiesa di Adrara
citata. Un Antonio Cadei
viene definito “cremasco” in un restauro all’organo di Mornico (Bg) nel
1850.
Felice (1790c.-1857), figlio di Luigi, si trasferisce a Chiari prima del 1843 e
successivamente ad
Ospitaletto. Viene ricordato da alcuni più come improvvisatore fantasioso che
come abile organaro,
ma gli strumenti rimasti testimoniano un lavoro di alta qualità. Alle sue
dipendenze pare abbia
imparato l’arte Giovanni Maccarinelli. Suoi organi si trovano a Bovegno (1829,
a due tastiere e 44
registri), Magno (1842), Dosso di Marmentino (1843, vedi scheda a pag. ...),
Cimmo di Tavernole sul
Mella (1844). Nel 1836, per il rinnovo delle cantorie, smonta e rimonta quello
enorme d’Iseo. Nel
1855 e nel 1856 ripara quelli di Rovato e Iseo, fatti dal padre e dallo zio.
Suoi lavori sono segnalati a
Levrange di Pertica Bassa nel 1836, al Serassi di Martinengo nel 1840, a Casto
nel 1846, a S.Carlo di
Gardone V.T. (1852), S.Eufemia in città (1855-57). A lui può essere attribuito
quello
interessantissimo della parrocchiale di Collio, il cui frontalino attesta la
costruzione da parte dello
Zamboni, ma da questi forse solo assemblato alla morte dell’autore. Possiede
un’unica tastiera di 66
tasti, 49 registri, tra i quali un rarissimo “Ripieno ai Pedali” di 6 file e
un eccezionale “Principale
sull’ordine di 24 piedi”.
Zaccaria Respini risulta attivo a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo come
cembalaro, organaro e
costruttore dei primi tipi di fortepiani. Non si conoscono organi interamente di
sua mano. Nel 1804
aggiunge i bellissimi Contrabbassi all’Antegnati in S.Giuseppe in città, nel
1812 costruisce l’organo
della chiesa di Turano di Valvestino e nel 1825 effettua lo spostamento, con
modifiche, dell’organo
Giuseppe Antonio Cadei (1790) dalla parrocchiale di Covo (Bg) a S.Quirico di
Muscoline. Nel 1815
assieme al figlio presenta un suo pianoforte all’Ateneo di Scienze, Lettere ed
Arti di Brescia
modellato sugli esempi viennesi e londinesi allora in voga, ricevendo un
encomio. Un suo virginale
entro cassa di fortepiano è in possesso di un collezionista americano e un suo
frontalino è presente
nei reperti musicali del Comune di Brescia.
Giuseppe Zamboni, collaboratore di Felice Cadei, nel 1858 si dichiara:
“Successore della ditta Cadei
all’Ospitaletto”. Nella seconda metà del secolo, tiene laboratorio a
Chiari, molto probabilmente dopo
aver definitivamente rilevato quello del maestro. Finora la sua attività non
risulta di particolare
rilievo. Suoi strumenti o lavori si trovano a Carvanno di Vobarno (1856), Memmo
di Collio (1857),
Collio (1858, strumento grandissimo e poco manomesso; come citato è un
completamento di un Felice
Cadei), Iseo (1858), Piatucco di Lumezzane Pieve (1864), Cimmo e Invico di
Lodrino (1872), Auro di
Casto e Mura Savallo 1876.
Giovan Battista Ettori attivo dal 1790, lavora principalmente in Valtellina tra
Sette e Ottocento.
Notizie incerte e lacunose lo danno nativo della Valle Trompia, allievo di
Giuseppe Cadei di Chiari,
collaboratore di Callido e abitante a Breno.