I CADEI
1720ca-1857

La famiglia Cadei, è un'altra realtà misconosciuta dall’organologia italiana, da studiare
approfonditamente per aumentare le labili vicende biografiche oggi in nostro possesso e conoscere la
diffusione del loro operato nel territorio sebino e nelle valli. Più importante è identificare
esattamente le caratteristiche della loro concezione artistica, che assimila alcuni aspetti di quella
veneta in terra lombarda, creando una scuola molto personale che potremmo definire iseana,
affiancandola o opponendola a quella gardesana. La maestria nella costruzione delle canne e dei
somieri è sorprendente, talmente alta da suscitare l’interesse di Giuseppe Serassi II, che li cita
(come bergamaschi) nelle sue famosissime “Lettere” del 1816. Probabilmente di origini clarensi, si
stabiliscono a Paratico in epoca imprecisata. Giuseppe Antonio (1720c.-post1812) il capostipite, è
attivo principalmente nel bergamasco. Dal 1740 al 1807, a varie scadenze, per riparazioni
all’Antegnati di Adrara S. Martino; nel 1785 interviene sull’organo Bolognini della chiesa di S.Carlo
di Gardone Valle Trompia, nel 1790 costruisce l’organo della parrocchiale di Covo in provincia di
Bergamo (trasportato poi nel 1825 a S.Quirico di Muscoline da Zaccaria Respini); nel 1793 concorre,
su invito del Consiglio Comunale, con Giuseppe Serassi di Bergamo e Gaetano Callido di Venezia (i
due più celebri organari del tempo), per la costruzione di un nuovo organo per la parrocchiale di
Sarnico, ma senza esito. A lui può essere forse attribuito quello della chiesa di S.Eufemia in Nigoline
(detta dei Morti, vedi scheda a pag…), ma i riscontri sono incerti, le indagini sono ancora in corso e
potrebbero portare delle sorprese. Ebbe due figli, Luigi e Antonio, nati attorno alla metà del secolo,
che proseguono l’attività paterna prima a Paratico e poi forse a Iseo. I loro capolavori sono i
grandiosi organi realizzati per le parrocchiali di Rovato (1806-10) e d’Iseo (1810-12, vedi scheda a
pag…). Entrambi a due tastiere, rispettivamente di 55 e 51 registri tra spezzati e interi. Nel 1812
Luigi presenta il progetto di un organo di 12 piedi per la chiesa di Adrara citata. Un Antonio Cadei
viene definito “cremasco” in un restauro all’organo di Mornico (Bg) nel 1850.
Felice (1790c.-1857), figlio di Luigi, si trasferisce a Chiari prima del 1843 e successivamente ad
Ospitaletto. Viene ricordato da alcuni più come improvvisatore fantasioso che come abile organaro,
ma gli strumenti rimasti testimoniano un lavoro di alta qualità. Alle sue dipendenze pare abbia
imparato l’arte Giovanni Maccarinelli. Suoi organi si trovano a Bovegno (1829, a due tastiere e 44
registri), Magno (1842), Dosso di Marmentino (1843, vedi scheda a pag. ...), Cimmo di Tavernole sul
Mella (1844). Nel 1836, per il rinnovo delle cantorie, smonta e rimonta quello enorme d’Iseo. Nel
1855 e nel 1856 ripara quelli di Rovato e Iseo, fatti dal padre e dallo zio. Suoi lavori sono segnalati a
Levrange di Pertica Bassa nel 1836, al Serassi di Martinengo nel 1840, a Casto nel 1846, a S.Carlo di
Gardone V.T. (1852), S.Eufemia in città (1855-57). A lui può essere attribuito quello
interessantissimo della parrocchiale di Collio, il cui frontalino attesta la costruzione da parte dello
Zamboni, ma da questi forse solo assemblato alla morte dell’autore. Possiede un’unica tastiera di 66
tasti, 49 registri, tra i quali un rarissimo “Ripieno ai Pedali” di 6 file e un eccezionale “Principale
sull’ordine di 24 piedi”.
Zaccaria Respini risulta attivo a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo come cembalaro, organaro e
costruttore dei primi tipi di fortepiani. Non si conoscono organi interamente di sua mano. Nel 1804
aggiunge i bellissimi Contrabbassi all’Antegnati in S.Giuseppe in città, nel 1812 costruisce l’organo
della chiesa di Turano di Valvestino e nel 1825 effettua lo spostamento, con modifiche, dell’organo
Giuseppe Antonio Cadei (1790) dalla parrocchiale di Covo (Bg) a S.Quirico di Muscoline. Nel 1815
assieme al figlio presenta un suo pianoforte all’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Brescia
modellato sugli esempi viennesi e londinesi allora in voga, ricevendo un encomio. Un suo virginale
entro cassa di fortepiano è in possesso di un collezionista americano e un suo frontalino è presente
nei reperti musicali del Comune di Brescia.
Giuseppe Zamboni, collaboratore di Felice Cadei, nel 1858 si dichiara: “Successore della ditta Cadei
all’Ospitaletto”. Nella seconda metà del secolo, tiene laboratorio a Chiari, molto probabilmente dopo
aver definitivamente rilevato quello del maestro. Finora la sua attività non risulta di particolare
rilievo. Suoi strumenti o lavori si trovano a Carvanno di Vobarno (1856), Memmo di Collio (1857),
Collio (1858, strumento grandissimo e poco manomesso; come citato è un completamento di un Felice
Cadei), Iseo (1858), Piatucco di Lumezzane Pieve (1864), Cimmo e Invico di Lodrino (1872), Auro di
Casto e Mura Savallo 1876.
Giovan Battista Ettori attivo dal 1790, lavora principalmente in Valtellina tra Sette e Ottocento.
Notizie incerte e lacunose lo danno nativo della Valle Trompia, allievo di Giuseppe Cadei di Chiari,
collaboratore di Callido e abitante a Breno.