Dai contributi di Renato e Clemente Lunelli sappiamo che, di
origini fiamminghe, i Doria apparvero a
Brescia nel Seicento. Francesco (1695c.-1758), nato nella nostra città, si
trasferisce a Desenzano ed
entra in contatto con Giuseppe Bonatti, all’epoca già famoso organaro.
Restaura gli organi della
parrocchiale di Riva del Garda (1720) del Santuario di Arco (1721) e della
chiesa di SS.Nazaro e
Celso in città (1736). Giovanni Antonio (1717-post1782) è l’unico figlio,
dei tre avuti da Francesco,
che seguì l’attività del padre. Si trasferì a Bogliaco rendendosi
indipendente in occasione del suo
matrimonio con una ragazza del luogo. È attivo particolarmente in Trentino per
la presenza dei
Benedetti nel basso bacino gardesano e in pianura. Nel 1736-37 costruisce quello
di Lavino in
Valsabbia (ora un Tonoli 1870) mentre nel 1761 costruisce uno strumento a
Cavalese; nel 1763
presenta un progetto di riforma per l’organo del Duomo di Asola per il quale
veniva proposto un
registro di Sesquialtera a tre file di canne “per corpo del Ripieno”. Nel
1765 costruisce quello di
Treviso Bresciano, ora sostituito da un Bianchetti e Facchetti del 1898. Nel
1782 è presente a Riva
del Garda. E’ attivo anche a Mezzolombardo, Mori e Villa Lagarina. La sua
prosperosa attività gli
permise di acquistare parecchie case e terreni nella zona e notevole rilevanza
sociale. Una reliquia
da lui donata nel 1750 alla Scuola della Santa Croce di S.Pietro d’Agrino,
venne accettata come
autentica dal Cardinal Querini. Di lui esiste un ritratto da Angelo Paglia,
eseguito nel 1742. Il figlio
Giulio (1740c.-post1804), come altri figli d’arte, fece decadere l’arte
familiare, indebitandosi fino al
sequestro dei beni, forse per finanziare i suoi interessi scientifici. In un
manoscritto del 1784
(contemporaneo degli esperimenti e delle pubblicazioni del conte Bettoni) viene
menzionato “Un
Giulio Doria di Bojago ha fatto un pallone aerostatico, ma il magistrato
trentino gli ha proibito
l’esperimento per tema d’incendj”. Nel 1804 è testimoniato ancora come
organaro a Cavedine. Il loro
lavoro si svolge principalmente nell’area gardesana e in Trentino, in Valle
Sabbia e Val Trompia, ma
anche nel veronese, con qualche presenza anche in pianura tra Mantova e Brescia.
Sfortunatamente, di
questi organari, non rimangono strumenti in ottimo stato. L’organo di Tassullo
in Val di Non (1769) è
l’unico sopravvissuto quasi integralmente. La loro identificazione risulta poi
molto problematica per
il fatto che spesso si servivano di parti (e anche di lavorazioni parziali)
commissionate ad altri, poi
da loro assemblate. In una nota del 1736, giacente nell’archivio parrocchiale
di SS. Nazaro e Celso,
vengono pagate le spese per “canali sette di nogara con sue cane o siano
condotti…Una nuova tastatura
d’organo alla Romana… sette buchi fatti al somier con scalpello, 7
ventilabri, con pelli arnesi e
altro…cadenazzi sette …56 palettine di ferro…M° Geronimo Bonati di
Desenzano per Contrabbassi tre
tappati…canne n.56…M° Moneghin per il somiere de’ Contrabbassi,
ventilabri, cassa da vento…per
condotti e giochi di legno…per la aggiunta alla pedaliera”. La nota di Lire
256, giurata, tradisce una
certa disinvoltura esecutiva (e finanziaria), per cui il direttore dei lavori
(il famoso maestro di
cappella Orazio Pollaioli) “esaminata con tutta sincerità e vedendo il Genio
che ha il Signor
Francesco Doria d’haver per Patrocinante il Reverendissimo Capitollo la riduco
al prezzo di Scudi
Vinti quattro, dico Lire 168”.