Le prime tracce della presenza di organi in Brescia e
provincia sono piuttosto rare e, ancora sepolte
in archivi o sparse in pubblicazioni varie, generalmente non descrivono il tipo
di strumento messo in
opera. Di recente acquisizione ad esempio è una cronaca del 1640 circa,
ritrovata a Roma, relativa al
convento del Carmine in città, nella quale sono semplicemente elencati per data
gli organi costruiti
in quella chiesa dalla fondazione fino a quell’epoca, citando solo l’autore
di alcuni di essi: “Anno
1395 fuit constructum organum. Anno 1466 renovatum. Anno 1497 de novo formatum.
Anno 1517 de
novo conflatum. Anno 1578 a gratiadeo Antegnato constructum. Anno 1610 a
Constanzo Antegnato
aliud fabrefactum. Anno 1612 reportatum ubi nunc est. Anno 1628 pro nova capsa
conventio cum
Feliciano galluccio in aureos 180, et pro novo organo conventio in aureos 525
cum Tomia Meiarino
habita est. Anno 1633, iam preparatuma a Meiarino, organum a Gratiadeo Antegnato
fuit erectum...”
Proprio questo documento rende conto, più di altri, di una moda organaria e
musicale a volte
parossistica, che ha dato a Brescia un ruolo fondamentale nella storia della
musica occidentale.
L’evoluzione della costruzione degli strumenti musicali, soprattutto organi e
strumenti ad arco (tra i
quali il violino come lo conosciamo oggi), e la nascita della musica strumentale
in senso moderno,
sono avvenute entrambe all’ombra del colle Cidneo prima e in misura assai
maggiore rispetto ad altri
luoghi, sviluppando conseguenze e coinvolgimenti di livello europeo già a
quell’epoca.
Gli studi più recenti attribuiscono alle sedi lombarde dell’ordine monastico
degli Umiliati, la
diffusione di nuovi organi in tutta l’Italia del Nord durante i secoli XIV e
XV, facendo della loro
costruzione un commercio fiorente, affiancato a quello della lavorazione della
lana. Una lite,
trascritta in un manoscritto milanese trecentesco, ci fa sapere che venivano
costruiti e venduti anche
in città lontane e a stranieri. In quel caso, un musicista fiammingo residente
a Venezia, lo usava per
impartire lezioni di musica. La costruzione era appannaggio dei monasteri, perché
a causa delle sue
origini ellenistico-orientali e dell’uso profano nei circhi e nei festini
orgiastici romano-bizantini
(antesignani delle moderne discoteche), l’organo godeva pessima fama, di
strumento voluttuario e
sensuale, corruttore di costumi. Di conseguenza non era ancora usato
diffusamente nelle chiese,
mentre era tollerato come strumento adatto a indagare le scienze musicali allora
in pieno sviluppo: la
polifonia e l’armonia. Proprio un Umiliato, fra’ Martino degli Stremidi da
Concorezzo, ricevette nel
1395 l’onore di costruire il primo organo del nascente Duomo di Milano e nel
1407 quello della
Basilica di S.Maria Maggiore a Bergamo.
Nei decenni successivi l’arte passa nelle mani di organari transalpini,
presenti in tutta l’area
padana durante tutto il 1400, evidentemente attirati da un mercato fiorente
avvantaggiati nella
tecnica costruttiva. Tra questi Johannes de Alemania, suo figlio Bernardo,
abitanti a Venezia e il
nipote Antonio Dilmani (contrazione di “de Alemania”) che in varie epoche
riformano gli strumenti
citati o costruiscono strumenti nuovi per altre chiese importanti. Ad essi si
devono aggiungere
Leonardo da Salisburgo con il figlio Marco e Andrea da Berna con il figlio
Leonardo Lobrer (Leuber),
tutti attivi a cavallo tra Quattro e Cinquecento. I contratti per questi
strumenti sono già molto
precisi tecnicamente. Vengono specificate le differenze tra somiere a tiro e a
vento, l’affondo
contenuto e la docilità alle mani di una buona tastiera, viene contato il
numero dei mantici
principali e secondari, raccomandato uno spessore adeguato delle lastre per
evitare piegamenti delle
canne, richiesta la loro accordatura in tondo e proposta un’intonazione dolce,
con buona pronuncia.
Appaiono registri eccezionali, come contrabbassi di piombo enormi e pesantissimi
posti dentro la
cassa, (con la canna più grande talvolta di circa sei metri) talvolta per uso
della sola pedaliera.
Viene addirittura dettagliato se la misura della canna maggiore deve comprendere
o meno il suo
piede o il solo corpo. La loro azione, unita a quella degli Umiliati, getterà
le basi per la nascente
scuola lombarda, che avrà in Brescia il centro di sviluppo artigianale ed
artistico di più alto livello
grazie alla dinastia Antegnati.
Leonardo Leuber viene identificato come quel costruttore di strumenti musicali
presente presso la
corte bresciana di Pandolfo Malatesta. Assieme a lui tra i primi documenti sulla
presenza di un
organo in città e provincia vi è una serie di carte dei primi anni del 1400
riguardanti le eccellenti
qualità di tal “Marchus de Francia pulsator organorum” del Duomo.
Proprio sull’esempio delle città maggiori è testimoniato l’acquisto dei
primi strumenti “magne
stature” da parte delle comunità religiose più potenti quale ad esempio
quella degli Eremitani
Agostiniani di S.Barnaba e anche della municipalità, come espressione
dell’importanza del decoro
delle cattedrali, sui cui organi esiste un pregevole saggio dello studioso
quinzanese Tommaso
Casanova. La prima attenzione in tal senso, per S.Maria Rotonda, è del 1432.
Tartarino da Capriolo,
curatore di affari bresciani in terra veneta, incaricato dal Consiglio, ne vede
uno a Venezia, già
pronto, acquistabile per 90 ducati. Del 1461 invece è un atto per la
costruzione di un nuovo organo
in cattedrale, oltre al riattamento del vecchio, affidata a Bernardo de
Alemania, mentre del 1468 è un
atto analogo per la fornitura di un organino di 3 registri, da parte di Bernardo
e suo figlio Antonio,
per i frati di S.Alessandro. Tredici anni dopo lo strumento del Duomo, complice
un fulmine, dovrà
essere riattato o sostituito.