La famiglia Traeri (detta anche Trieri, Trajer, Traher) è una
delle più rilevanti dinastie organarie
che operano tra il XVII e il XVIII secolo principalmente in territorio emiliano.
Carlo (inizi 1600-
1689), figlio di Ugo, intagliatore, apprende l’arte paterna e quella organaria
presso gli ultimi
rappresentanti degli Antegnati, viste le forti analogie costruttive. Decide di
trasferirsi a Bologna,
venendo a contatto con i lavori dei Colonna. Il Cozzando lo ricorda: “Carlo
Traier nato in Brescia,
figlio di maestro Ugo intagliator eccellente nel legno, vive oggidì
fabbricatore d’Organi in Bologna
con molta lode del suo nome, e della sua rara virtù”. La fama organaria della
città d’origine però
accompagnerà sempre i componenti della famiglia, sì che verranno spesso
definiti Bresciani e in
gergo emiliano Bressani o Bersani. La sua attività inizia attorno al 1655. Suoi
strumenti significativi
rimasti quasi intatti sono quelli della Pieve antica di Quinzano d’Oglio (vedi
scheda a pag. ...) del
1667, dell’Accademia Filarmonica e quello in cornu Evangelii della chiesa di
S.Gregorio di Bologna,
entrambi del 1673. Ebbe due figli, Giovanni Francesco e Giovanni Domenico
entrambi organari. Il
secondo, dopo alcune opere in coppia col fratello, si trasferisce a Modena,
territorio nel quale
svolgerà l’attività principale con sconfinamenti nel ravennate, nel
piacentino e nel reggiano.
Gianfrancesco inizia l’attività nel 1687, costruendo uno strumento al Duomo
di Asti, uno dei pochi
casi fuori dal territorio emiliano; nel 1689 è a S.M. Regina Coeli a Bologna.
Giandomenico appare
invece nel 1690, a Formigine. Grazie alla loro bravura, in pochi anni
l’attività diviene densissima in
Bologna e dintorni, e in tutta l’Emilia Romagna. Oltre alla costruzione di
numerosi organi nuovi
saranno, a turno o insieme, impegnati in importanti lavori, ad esempio
all’organo venerando (1470) e
monumentale (una facciata di 24 piedi) della basilica di S.Petronio di Bologna.
Nel 1691 sono a
Castelbolognese, nel 1697 a S.Giovanni in Persiceto; nel 1700 ad Amola di Piano,
nel 1714 a S.Carlo
di Modena, nel 1717 a S.Francesco in Bologna, Camurana (Mo) nel 1723, Burana
ferrarese nel 1726,
Fiorenzuola d’Arda (Pc) nel 1733 ancora a Modena in S.M. delle Grazie nel
1734. I tre nipoti, Ugo
Annibale e Giuseppe figli di Gianfrancesco e Agostino figlio di Giandomenico
seguono tutti l’arte di
famiglia. Agostino si fregerà del titolo di “organaro ducale” lavorando
fino alla fine del secolo,
mentre i due cugini, dopo la collaborazione con il padre, proseguono l’attività
sia insieme sia da soli.
I primi organi di Carlo e Giovanni Francesco risentono evidentemente
dell’influsso della scuola
bresciana rinascimentale, sia nell’estetica delle facciate sia nelle sonorità,
con registri di ripieno,
uno o due flauti e la voce umana basati sulle misura classiche di quella scuola.
I successivi accolgono
le soluzioni barocche praticate dai Colonna e dai Bonatti e Benedetti, loro
contemporanei: molti
Positivi, somiere a tiro, quadri fonici con uno o due Cornetti a fila singola o
raddoppiata. Grazie
all’esperienza di ebanisti e intagliatori realizzavano spesso anche le casse e
l’apparato decorativo.
Ugo Annibale e Domenico furono anche cembalari. Alcuni esemplari sopravvivono in
collezioni
pubbliche e private a Bologna, Milano e in Inghilterra. Un cembalo di Ugo pare
fosse in possesso di
G.F. Haendel.