I MACCARINELLI
1839-1968

Pare abbia imparato l’arte presso Felice Cadei, ma è assai più
probabile sia avvenuto alle dipendenze di Tonoli, del quale divenne uno dei migliori aiutanti. Alla
sua morte, entrò in società per un certo periodo con Diego Porro costruendo alcuni organi di
impronta ceciliana, sotto la denominazione Porro e Maccarinelli. Suo figlio Armando (1891-1968)
entra alle dipendenze del Porro a 13 anni rimanendovi per 11. Nel 1915 inizia l’attività in proprio.
Di carattere indipendente, dopo una breve esperienza in società con Giovanni Frigerio e Francesco
Fusari prosegue l’attività da solo, purtroppo senza validi collaboratori. Esegue interventi di ogni
tipo in tutta la provincia ma anche in Trentino, a Napoli, Pesaro e Roma. Personaggio di grandissima
sensibilità artistica è da considerarsi una delle ultime figure mitiche di intonatore ed accordatore,
in quanto la sua pur solida e totale capacità costruttiva (quando necessario, costruiva personalmente
anche le canne) riuscì ad esprimersi compiutamente in strumenti nuovi solo poche volte. Preferiva
quasi sempre lavorare senza maestranze fisse e ciò rese ancor più pesanti gli ultimi anni della sua
vita già travagliati dalla malattia della moglie, unica sua aiutante. Aveva abitazione e laboratorio nel
convento di S.Giuseppe in Brescia. Il suo gusto artistico molto raffinato e la sua grande umiltà lo
portarono ad affrontare i primi restauri storici effettuati in Italia. Collaborò assiduamente con la
Soprintendenza e la Commissione per la Tutela degli Organi artistici della Lombardia restaurando
l’Antegnati di S.Giuseppe nel 1956, il Serassi della basilica delle Grazie e lo strumento antegnatiano
di S.Carlo nel 1958, il Serassi con materiali Antegnati del Duomo Vecchio nel 1959, tutti con grande
rispetto delle sonorità tipiche dello strumento che aveva in lavorazione, ponendosi in assoluto
all’avanguardia nel campo della conservazione di suoni storici, dote che gli organari contemporanei
raramente possiedono. Nei suoi strumenti e nelle riforme esprimeva invece uno stile eclettico
ceciliano di altissimo livello, ispirato a quanto di più moderno stava avvenendo in Italia e all’estero.
Suo, per esempio, è il primo strumento a trasmissione elettrica costruito a Brescia, nella chiesa di
S.Giovanni Evangelista nel 1940. Modestissimo, per le sue mirabili intonazioni e le sue idee
organarie e nell’arte dell’armonizzazione, ebbe l’ammirazione e la considerazione di tantissimi
colleghi e studiosi, anche stranieri, mentre subì diverse incomprensioni ed amarezze da parte degli
organologi italiani più integralisti. Con lui si chiude la storia della nostra grandissima tradizione.