DIEGO PORRO
1848ca-1916

Cura la sua formazione presso la famosa ditta Aletti di Monza. A 27 anni, nel 1875 entra nella
officina Tonoli, allora al suo massimo splendore, come lavorante esperto. Fattosi notare nei lavori
dalmati del Tonoli e per l’Esposizione del 1881 ne diviene il coordinatore e alla morte del titolare
rileva quella che era divenuta una delle aziende organarie più importanti d’Italia, costituendo prima
la “Porro e Maccarinelli”, poi mutata in “Porro Diego e C.” ed infine la “Diego Porro” trasferendo la
sede in via Prati al n. 1720. Purtroppo le sue capacità non sono all’altezza della situazione. Pur
dotatissimo, non raggiungerà mai la perfezione artistica ereditata, forse perché troppo interessato a
seguire, attraverso numerosi viaggi, tutti i congressi di musica sacra, per conoscere le novità
organarie che si stavano affermando. Gli strumenti nuovi interamente suoi non sono moltissimi. Nel
1904, per l’Esposizione Bresciana, presenta un nuovo modello di organo liturgico traspositore a due
tastiere, ma con unico somiere, che gli vale una medaglia d’oro e una d’argento della Camera di
Commercio. Per un certo tempo utilizza le scorte del laboratorio. Successivamente riproduce modelli
tonolliani, aggiornati secondo il gusto dell’epoca. Numerosissime invece sono le riforme di organi di
altri autori. Sfortunatamente esegue quelle di due dei tre monumentali Tonoli appena citati (Lonato
1893, Duomo 1907), perchè pur eseguendo un ottimo lavoro ci ha privati di esemplari
particolarmente significativi di grandiosità costruttiva del suo maestro. Porro segue i dettami della
Riforma Ceciliana che puntava ad abolire tutti gli effetti orchestrali operistici italiani a favore di
uno strumento più sinfonico in stile transalpino. Per i registri detti “da concerto” o
“d’istromentazione”, dai trattati dell’epoca, unisce in un unico comando la divisione in bassi e
soprani caratteristica fino a quell’epoca. Amplia l’estensione della pedaliera a 27 note. Toglie
registri come i Cornetti e le mutazioni, sostituendoli con nuovi tipi di registri violeggianti e di
fondo, come Eufonio e Dulciana. Nell’impianto del Ripieno, nei somieri e nelle meccaniche rimane
fondamentalmente legato alla tradizione tonolliana con qualche evoluzione verso il raggruppamento
delle file del Ripieno in blocco e l’uso sporadico della trasmissione tubolare per i registri, come
nell’organo della parrocchiale di Ghedi (1907) e dei somieri a canali per registro in quello della
parrocchiale di Lodrino (1897), che possiede inoltre un tipo di leva Barker per l’azionamento del
Ripieno e i pistoncini degli effetti dinamici del pianissimo e del mezzoforte. Altri suoi strumenti
importanti e caratteristici sono quelli di Borgo Poncarale (1890), Villa Carcina (1892, a due
tastiere), S.Maria della Formica di Offlaga (1896), Roè Vociano (1897), Ombriano di Marmentino
(1898), Lumezzane Pieve (1899, a due tastiere), Bagnolo Mella (1901), Ancelle della Carità e (1905),
Chiesa degli Artigianelli in Brescia (1910, su progetto di Giovanni Tebaldini), Incudine e Plemo
(1913).