BRESCIA

Chiesa "S. MARIA del CARMINE"
ORGANO MEIARINI 1629-1630

EDIFICIO:  Chiesa "Santa Maria del Carmine"
COSTRUTTORE:  MEIARINI
ANNO:  1629-1630
UBICAZIONE:  su cantoria nel primo intercolumnio tra la navata principale e quella secondaria, in Cornu Epistolae.
RESTAURI:  Restaurato dalla ditta Mascioni nel 1991

NOTE:

Organo costruito da Tomaso Meiarini 1629-1630 ed eretto nel 1633 da Graziadio Antegnati III.
Nella seconda metà dell'800 Giovanni Tonoli aggiunge i Contrabbassi e modifica la pedaliera.
Ci furono altre modifiche agli inizi del 1900 forse apportate da Porro.
Nel 1962 Armando Maccarinelli ripristina lo strumento così come lo è oggi.
Infine, nel 1991 la Casa Organaria MASCIONI di Cuvio (Va) restaura lo strumento ricostruendo in stile la tastiere la pedaliera ed i mantici, modificandone l'intonazione lasciata dal Maccarinelli.
Si presuppone che lo strumento, in origine, fosse dotato di contrabbassi in metallo al pedale: esistono ancora i supporti dei relativi somieri.

DISPOSIZIONE FONICA:

GRANDE ORGANO
Principale B. (12')
Principale S.
Ottava
Decimaquinta
Decimanona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta
Vigesimanona
Trigesimaterza
Trigesimasesta
Quadrigesima
Flauto in Quintadecima
Flauto in Duodecima
Flauto in Ottava S.
Flauto in Ottava B.
Fiffaro
 
TRASMISSIONE:  meccanica
TASTIERE:  1 da 54 tasti (Fa-1/Do5) senza Fa#-1 e Sol#-1. divisione Bassi-Soprani Do3/Do#3.
PEDALIERA:  a leggio di 18 pedali (Fa-1/Do2) senza Fa#-1 e Sol#-1.
ACCESSORI:  Tiraripieno

 

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PROSPETTIVA

 

Un saggio del Prof. FLAVIO DASSENNO, edito in occasione dell'incisione discografica effettuata dopo il restauro, illustra la storia di questo magnifico strumento:

L’ORGANO MEIARINI DI S. MARIA DEL CARMINE, BRESCIA 1630

Un mistero circondava questo magnifico strumento. L’autore era anonimo. La dispersione degli archivi della Chiesa di S. Maria del Carmine ha creato molti problemi agli studiosi dei capolavori racchiusi in uno dei monasteri più belli della città. Una superficiale attribuzione agli Antenati non convinceva il più grande organologo italiano, Renato Lunelli, il quale già nel 1960 sosteneva che fosse da attribuire ad un altro artista della gloriosa scuola bresciana. L’analisi dei materiali, somiere, canne di facciata e canne interne confermava questa ipotesi e stabiliva l’epoca di costruzione entro i primi decenni del XVII secolo, ma senza rivelare il nome dell’autore. Il problema della scuola organaria bresciana rinascimentale e barocca è che ancora non si sono studiate con la dovuta attenzione, comparandole adeguatamente, tutte le caratteristiche costruttive degli organi o delle canne superstiti, riutilizzate in altri strumenti. La situazione è complicata dal fatto che a Brescia negli stessi anni esisteva probabilmente più di un laboratorio specializzato solamente per la costruzione di canne d’organo, come è testimoniato in un documento del 1641. Questo ha portato due famosi organologi italiani ad attribuire quasi tutti gli organi bresciani di quell’epoca a membri della famiglia Antegnatim indubbiamente la più conosciuta, mentre Lunelli indicava in Virchi o Meiarini (loro antagonisti) i probabili autori di alcuni di essi.

 Recenti ricerche sulle canne di alcuni strumenti hanno stabiliti che sono riconoscibili almeno cinque diverse tipologie costruttive della scuola bresciana, collocabili tra la seconda metà del cinquecento ed i primi decenni del secolo successivo. Il fortunato ritrovamento di una parte dei documenti dispersi ha permesso di convalidare l’ipotesi di Lunelli, confermando che nel 1628 veniva stipulata una convenzione tra il monastero e Tomaso Meiarini di 525 scudi d’oro  per la costruzione di un nuovo organo. Verrà montato nel 1633 da Graziadio Antenati II essendo morto l’autore durante la peste del 1630.

“Anno 1628 pro nova capsa conventio com Faliciano Galluccio in aureos 525 cum Tomia Meiarino abita est. Anno 1633, iam preparatum a Meiarino, organum a Graziadjo Antenato fui erectum…”.

La citazione è di eccezionale importanza perché contribuisce a ricostruire organologicamente uno degli anelli mancanti della scuola bresciana e costituisce una novità assoluta.

 Lo strumento occupa un posto privilegiato nel panorama dei nostri organi rinascimentali. Esso si colloca tra il severo 16 piedi del 1581 di Graziadio I° e Costanzo Antenati della Chiesa di S. Giuseppe e quello più vivace di anonimo, della prima metà del 1600 della Chiesa di S. Carlo.

L’organo Meiarini possiede una sonorità del tutto particolare e le stesse dimensioni di 12 piedi di quello del Duomo Vecchio e di S. Maurizio al Monastero Maggiore di Milano, costruiti da Gian Giacomo Antenati nel 1536 e nel 1554, ma il primo rifatto ed ampliato dai Serassi nel 1826 ed il secondo, rimaneggiato e con somiere ricostruito in copia. Qui invece la facciata, quasi tutte le canne interne ed il somiere sono originali. Il quadro fonico presenta tre particolari molto interessanti: due file di ripieno in più, la Trigesimasesta e la Quadragesima, il Flauto in Quintadecima (ancora presente a questa data) ed il fatto che tutte le canne delle file del ripieno a partire dai soprani della Quintadecima sono in stagno finom assieme a quelle della facciata. Le altre sono in piombo martellato e piallato. Il Flauto in Quintadecima è conico. In più l’eccezionale estensione della tastiera dal FA-1 al DO5 permette all’esecutore di suonare qualsiasi registro anche un’ottava più bassa trasformando così, per esempio, il Flauto in ottava in Flauto unisono, moltiplicando infinitamente le possibilità espressive della ricca tavolozza timbrica.

 Lo strumento è giunto fino a noi in buonissimo stato di conservazione. Le modifiche subite nel corso dei secoli (l’ultima verso al fine del 1800) sono state solo parziali ed hanno mantenuto pressoché tutto il materiale originale. Un primo intervento di restauro, incompleto, è stato effettuato nel 1960 dall’organaro bresciano Armando Maccarinelli. Nel 1990-91 la Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici di Brescia ha finanziato un restauro, affidato alla ditta Mascioni di Cuvio (Varese) con la direzione dell’architetto Diego Morato e del sottoscritto e la supervisione della Commissione per la Tutele degli Organi Storici della Lombardia. In questa occasione sono state ricostruite in stile la tastiera, la pedaliera ed i mantici, oltre alle canne mancanti. Lo splendido risultato sonoro, documentato in questo disco, rende onore ad un grande organaro bresciano fino ad oggi conosciuto solamente attraverso pochi documenti d’archivio e attira numerosi organisti, organologi ed appassionati da tutto il mondo. Questa è la prima registrazione in assoluto effettuata dopo il restauro.

FLAVIO DASSENNO


Si ringrazia il Prof. FLAVIO DASSENNO per il contributo


AGGIORNAMENTO: FEBBRAIO 2011